Un racconto a puntate, senza urgenza.
Parte 1
Ho compiuto cinquant’anni a marzo scorso e sto attraversando una stagione nuova della vita, una alla quale difficilmente quelle della mia generazione arrivano preparate. Per me ha coinciso con una profonda crisi spirituale, dopo molti anni di impegno femminista nella Chiesa e alcuni sulla questione degli abusi clericali sulle donne. Lo sconforto profondo che ho toccato mi ha scavata e ho messo in discussione tutto. Dopo un anno di decostruzione della mia fede, in cui – per coerenza – ho lasciato pian piano tutti gli impegni che avevo e che riguardavano, anche in senso lato, la CC, finalmente mi sento pienamente libera di vivere una vita spirituale piena e degna. Ammiro chi ancora ha energie da spendere per riformare la Chiesa, ma non è più la mia strada. Qualcuna di recente mi ha chiesto se sono “ancora delle nostre” e la mia risposta è che sono sempre e sempre più sorella, ma non sono disposta a spendere le mie energie per un’istituzione maschile che parla di un salvatore maschile, figlio di un dio maschile. Non parla di me, non è una buona notizia per me.