Quando la delusione non basta più

Un racconto senza urgenza. Parte 2

Alcuni mi hanno chiesto di raccontare meglio il mio percorso e a tutti ho detto che l’avrei fatto un poco alla volta e senza urgenza. Non mi sento obbligata a farlo e non c’è alcun desiderio di convincere nessuno, si tratta di una semplice condivisione.
Provo a cominciare da qui.
Per me prima è venuta la delusione nei confronti della Chiesa, ma di quella si è detto e scritto (anche da me) tutto e di più. Finché si resta nel territorio della delusione e della rabbia, si è ancora strettamente legati alla comunità: è il figlio adulto che finalmente vede il genitore per quello che è, si arrabbia, ma in fondo continua ad amarlo.
In quella posizione sono stata per anni e credo che vi si trovino molte delle persone con cui ho condiviso il cammino.
Per me, però, ci sono stati altri passaggi.
Il primo è stato razionale: un’istituzione strutturalmente ingiusta, orgogliosamente gerarchica, che da secoli esercita un controllo capillare sulle coscienze e che non difende i più piccoli e fragili dei suoi membri, può davvero essere soltanto un effetto collaterale di una fede altrimenti bella, limpida e positiva?
Possibile che non ci sia un legame più profondo?
A quel punto si comincia a mettere in discussione il rapporto stesso tra cristianesimo e potere, e si arriva a leggere anche il Vangelo in una luce diversa: la promessa offerta agli oppressi di essere i veri vincitori (beati i poveri, beati i miti) può essere interpretata come una trasformazione dell’impotenza in superiorità morale. Una superiorità che, storicamente, ha potuto tradursi nella convinzione di essere dalla parte del bene e della verità e, quindi, nella legittimazione del potere.
Non è l’unica lettura possibile, naturalmente. Ma è una lettura che, una volta presa sul serio, rende difficile continuare a separare nettamente il messaggio evangelico dalla storia delle istituzioni che su quel messaggio si sono costruite.
E così, almeno per me, la domanda ha smesso di essere soltanto che cosa non funzionasse nella Chiesa ed è diventata un’altra, molto più difficile: che cosa, di tutto ciò in cui avevo creduto, riuscivo ancora a considerare vero e in linea con i miei valori?

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